|

La gravidanza
rappresenta condizione estremamente delicata sia dal punto di vista
strettamente medico che psicologico-pratico in quanto contornato da
molta disinformazione e false convinzioni. La diagnosi prenatale, ancor
di più, e le sue problematiche pratiche e di concetto connesse,
costituiscono argomento estremamente importante, soprattutto per le
ripercussioni che eventuali scelte possono avere sulla vita di un feto
e, di conseguenza dei genitori.
Essendo
l'argomento estremamente complesso, imposteremo le argomentazioni sotto
forma di domande e risposte, per rendere la lettura più fluida e meno
noiosa.
D: Vorrei avere
un bimbo, che esami dovrei effettuare per ridurre al minimo problemi
alla gravidanza che potrebbero derivare da mie patologie?
R: Alla base di
una gravidanza normale c'è la salute materna da intendersi non solo come
il "sentirsi bene", ma come l'assenza di condizioni che potrebbero
interferire con la gravidanza stessa. Sarebbe quindi opportuno che lei
eseguisse i seguenti esami e valutazioni:
- Ecografia
addominale completa di ecografia transvaginale pelvica ad alta
risoluzione.
- Colposcopia, pap
test, esame a fresco del secreto contenuto in vagina, tamponi vaginali
per germi comuni, funghi, actinomiceti, clamidie, micoplasmi (tutto
eseguibile in pochi minuti in una unica seduta).
- Ecografia
mammaria (nell'interesse della mamma) e tiroidea.
- Indagini
ematochimiche (tramite un normale prelievo di sangue) di routine
(emocromo, formula, gruppo sanguigno materno e paterno, transaminasi
etc.), microbiologiche (es complesso TORCH, test mononucleosi, etc),
endocrinologiche (valutazione ormonale completa), coagulative
(comprensive anche di valutazione genica dei principali fattori
coagulativi, es MTHFR), reumatologiche - autoimmunitarie (es. ANA; AMA;
ENA, test celiachia etc).
D: Ho portato
le analisi da lei prescritte da molti sanitari convenzionati, ma nessuno
ha voluto prescriverle. Mi hanno anche detto che molti degli esami
riportati si effettuano solo dopo aborti ripetuti, in altre parole dopo
il terzo aborto...
R: Il sistema
sanitario nazionale per potere offrire un servizio a tutti i cittadini,
si basa su statistiche su larga scala e non sul beneficio del singolo, e
questo per fare quadrare i conti. Questo discorso vale anche e
soprattutto per le ecografie erogate gratuitamente. Ne deriva che,
facendo un esempio e dando numeri a caso, identificare solo 10 casi
l'anno di una anomalia coagulativa potenzialmente responsabile di
problemi a volte contrastabili, non risulta "statisticamente
significativo" e quindi non meritorio di considerazione di investimenti.
In realtà, anche un feto l'anno salvato rappresenta una realtà e non una
astrazione... ritengo quindi che queste informazioni andrebbero
comunicate alla coppia che potrebbe anche decidere di non gravare sul
SSN ed eseguire le analisi per proprio conto.
D: Ho appena
eseguito la translucenza nucale ed il medico mi ha detto che è tutto
normale, ma io sono confusa... mi consigli lei se eseguire
l'amniocentesi.
R: Non credo sia
compito del medico consigliare una coppia se eseguire o meno una
metodica invasiva, in quanto la scelta dipende quasi esclusivamente dal
"credo" dei genitori. Compito del sanitario invece è quello di fornire
tutte le informazioni necessarie affinché la coppia acquisisca tutte le
informazioni per decidere autonomamente.
La translucenza
nucale se ben eseguita da medico esperto, preferibilmente di secondo
livello, e se integrata con la valutazione dei nuclei di ossificazione
delle due ossa nasali (che in circa il 70% dei feti Down possono non
essere presenti all'epoca della translucenza) e con la valutazione del
flusso nel dotto venoso, raggiunge un’accuratezza di circa il 95%, per
anomalie cromosomiche (come il Down, ma ne esistono una infinità...),
per sindromi (altrettanto vasto gruppo di condizioni patologiche che non
alterano la posizione e il numero dei cromosomi) e per alcune
malformazioni, soprattutto cardiache. L’amniocentesi o villocentesi (in
mani esperte le due metodiche si equivalgono per rischi ed
attendibilità) forniscono una accuratezza di quasi il 100%, ma solo per
anomalie di numero e posizione. Nulla dicono a riguardo di sindromi con
cromosomi "normali" e sulle malformazioni. In alcuni casi insieme
all’amniocentesi possono essere eseguite alcune indagini geniche
(fibrosi cistica, X fragile, Distrofia muscolare di Duchenne, etc).
In base all'esito
della translucenza si può stilare una percentuale di rischio (es
1/2000). Tale rischio verrà confrontato con il rischio che conseguirebbe
alla attuazione di manovre invasive (nei migliori centri per
l'amniocentesi il rischio di complicanze, fra le quali anche la morte
fetale, è di circa 1/500;
la media nazionale si attesta su valori di 1/100).
A questo punto la
coppia deciderà quale dei due rischi accettare.
In altre parole,
la persona che non accetterebbe in nessuna maniera la possibilità di
avere un bambino Down, o con altre cromosomopatie, e nel caso in cui
venisse a conoscenza di tale condizione in gravidanza, la
interromperebbe, probabilmente accetterà anche un rischio maggiore di
complicanze da manovre invasive, rispetto alla possibilità di avere in
grembo un feto con alterazioni cromosomiche.
Di contro,
probabilmente chi non interromperebbe la gravidanza in presenza di
documentate anomalie cromosomiche fetali, se a basso rischio,
presumibilmente non effettuerà manovre invasive per non correre inutili
rischi. Tale discorso a mio
parere è valido in ogni fascia di età.
D: Dopo la
translucenza nucale ho eseguito il bitest (integrazione dati TN con
prelievo di sangue materno e dosaggio della free beta hCG e PAPP-A) ed
il rischio è aumentato considerevolmente. Sono nel panico... cosa devo
fare?
R: l'integrazione della TN nucale con il bitest, pur essendo concettualmente molto valida,
nella pratica si sta mostrando gravata da un alto numero di falsi
allarmi. Personalmente, a meno di casi particolari, considero
maggiormente attendibili i dati ottenuti dalla TN, flusso dotto venoso e
valutazione ossa nasali, che non quelli derivati dal bitest combinato.
Un aumento del rischio per il Down conseguente al bitest
integrato, rispetto a quello ottenuto mediante TN, può in realtà
verificarsi in soggetti predisposti al diabete gestazionale, in
ipotetici futuri ritardi di crescita, in caso di piccoli distacchi
placentari - amniocoriali o anche in perfetta normalità.
D: Mi hanno
detto che per la diagnosi prenatale occorre fare il tritest alla 16
settimana... cosa ne pensa?
R: Il tritest
basato sulla integrazione di alcune sostanze ormonali ottenute dal
sangue materno con alcuni dati biometrici fetali, è gravato da un
altissimo numero di falsi allarmi e quindi la maggior parte dei colleghi
non lo ritengono attendibile. In pratica è stato quasi abbandonato.
D: Ho 35 anni,
o meglio li compirò a breve, sono in stato di gravidanza, e mi hanno
detto che dovrò effettuare l'amniocentesi. Lei cosa mi consiglia?
R: Sicuramente lei
non dovrà fare nulla senza avere le giuste spiegazioni per potere
prendere una decisione autonomamente, e nessuno potrà fornirle un
consiglio in merito in quanto, da quanto specificato sopra, la decisione
se effettuare manovre invasive è appannaggio esclusivo della coppia,
dopo essere stata adeguatamente informata.
Purtroppo alcune
mamme "subiscono" per varie ragioni, l'amniocentesi, senza rendersi
conto delle problematiche connesse. Anche se indubbiamente il rischio di
cromosomopatie aumenta con l'età materna, è anche vero che moltissimi
bambini Down vengono concepiti da coppie "giovani". Inoltre l'aumento
della vita media, rende l'aumento di rischio con l'età meno importante
(anche se ovviamente non trascurabile), rispetto ad alcuni anni fa. Una
persona di 45 anni infatti, potrebbe essere in ogni caso a basso
rischio, al punto da rischiare maggiormente di avere complicanze da
manovre invasive rispetto alla possibilità di essere portatrice di un
feto Down. Valgono quindi le stesse considerazioni sul rischio espresse
in precedenza.
Ovviamente non si
intende in alcun modo "demonizzare" le metodiche invasive (villocentesi,
amniocentesi) le quali, in definitiva, possono considerarsi metodiche
sufficientemente sicure.
D: Ho deciso di
effettuare una metodica invasiva. Cosa mi consiglia... la villocentesi o
l'amniocentesi?
R: In mani esperte
attualmente le due metodiche sono sovrapponibili per rischi ed
attendibilità (forse la villo ancora oggi presenta un rischio maggiore
ed una attendibilità lievemente minore, almeno in alcuni centri).
Considerando che è molto importante la precocità della diagnosi, sarebbe
preferibile eseguire la villocentesi,
anche se con tale metodica non è rarissimo identificare
mosaicismi trofoblastici, non corrispondenti allo stato reale del
cariotipo fetale, che potrebbero indurre ad eseguire anche una
amniocentesi in epoca successiva al fine di ottenere, in alcuni casi,
maggiore chiarezza diagnostica.
Una alternativa potrebbe essere la amniocentesi precoce
con tecnica QF-PCR, in quanto si effettua precocemente come la
villocentesi, viene prelevato circa 1 cc di liquido, consente di
ottenere un risultato entro 24-48 ore con accuratezza sovrapponibile a
quella della FISH, però consente la diagnosi solo di alcune anomalie
cromosomiche. Ricordo
che, una eventuale interruzione, evento traumatico sotto ogni punto di
vista a qualsiasi età gestazionale, lo sarebbe ancora maggiormente in
epoca "avanzata".
D: Dovrò fare l'amniocentesi e
mi hanno quindi detto che la valutazione della translucenza nucale è
inutile...
R: Purtroppo, tale concetto, estremamente frequente, è
completamente errato. La TN e le manovre invasive (villocentesi,
amniocentesi) sono cose differenti ed in un certo senso complementari.
Il ruolo della TN, è proprio quello di identificare soggetti a rischio,
i quali eventualmente farebbero meglio ad eseguire ulteriori indagini
(ribadisco: a qualsiasi età...).
è vero che
la TN (comprensiva di valutazione di ambedue le ossa nasali, valutazione
del flusso nel dotto venoso, esclusione di rigurgito tricuspidale,
valutazione anatomica preliminare) non garantisce matematicamente
l'assenza di cromosomopatie (raramente potrebbe verificarsi che un feto
perfetto alla 12 settimana - epoca ideale per eseguire la TN -
manifesti problemi in epoche successive...), però fornisce uno spettro
diagnostico "allargato" (se confrontato con quello offerto da villo e
amnio), potendo alterarsi in condizioni nelle quali amniocentesi e
villocentesi risulterebbero normali (come già precedentemente
menzionato, in caso di sindromi con cromosomi normali, malformazioni,
condizioni non associate ad alterazioni di numero e posizione dei
cromosomi).
D: Dopo quanto
tempo potrò avere i risultati di una villocentesi o amniocentesi?
R: Alcuni centri
eseguono la cosiddetta "FISH", tecnica che consente di fornire risultati
parziali, ma in ogni caso indicativi, dopo circa 48 ore. Con la
valutazione standard, il tempo di attesa è di circa 20 giorni.
D: Se
l'ecografia è così importante, perché a volte nascono bambini con
malformazioni non diagnosticate?
R: L'ecografia è
sicuramente l'unico mezzo per studiare il feto in maniera innocua e
dettagliata. In realtà, quella che comunemente viene chiamata ecografia
ostetrica, è di fatto una ecografia internistica fetale.
Esistono però
malformazioni che possono non essere visibili ecograficamente oppure che
possono manifestarsi in ritardo. Spesso inoltre, l'ecografia non viene
utilizzata alle sue massime possibilità.
La maggior parte
delle gravide eseguono solo le tre ecografie di base o primo livello
previste dal SSN, ed al massimo eseguono solo una valutazione di secondo
livello, quasi sempre alla 20 settimana. Non viene quasi mai rispettato
il protocollo di secondo livello che prevede un certo numero di
ecografie ed eseguite in un certo modo.
Come se non
bastasse, alcune metodiche esclusive (come per esempio lo STICK o
correlazione spazio temporale delle immagini, che consente uno studio
superiore del cuore fetale), vengono spesso ignorate, sia dalla coppia
informata, che dal medico che segue clinicamente la gravidanza,
ritenendole "non necessarie".
Un ecografista di
secondo livello, inoltre, se non ha la possibilità di seguire il feto
secondo il suo protocollo, dall'inizio fino alla fine, non potrà offrire
il massimo della sua conoscenza. Il paragone con un ingegnere al quale
si chiede di firmare la normalità di un progetto (es. un ponte), senza
consentirgli però di eseguire totalmente i suoi calcoli e valutazioni,
mi sembra abbastanza calzante... La normalità fetale infatti si
costruisce settimana dopo settimana. Solo una valutazione attenta e
ripetuta, effettuata da medici che hanno dedicato la loro vita
professionale all’ecografia, può ridurre il rischio di sorprese alla
nascita...
Nella maggior
parte dei casi i feti, per un atteggiamento benevolo della natura, sono
normali. Quando però le
cose non procedono per il verso giusto, e si verificano rare
malformazioni o situazioni, che sfuggono alle statistiche pur essendo
realtà individuali ed indiscutibili, solo una sorveglianza ecografica
quasi anancastica può avere delle chance di diagnosi... e questo
significa spesso salvare la vita ad un bambino, che esisterà, ed avrà un
nome, nonostante fosse stato considerato "statisticamente non
significativo"...
Prof.
Dott. Nico
Comparato
Ecografista in Matera
|